Riportiamo la traduzione dell’articolo di Eurekalert “Mammals cannot evolve fast enough to escape current extinction crisis” a cura di Margareth Di Vaia e Alessandro Longo

Gli umani stanno sterminando le specie animali così velocemente che l’evoluzione non può tenere il passo; se non aumenteranno gli sforzi per la conservazione, scompariranno così tante specie di mammiferi durante i prossimi 50 anni che la natura necessiterà di 3-5 milioni di anni per recuperare la biodiversità, come mostra un nuovo studio

Noi umani stiamo sterminando le specie animali così velocemente che il meccanismo di difesa intrinseco della natura, l’evoluzione, non può reggere il passo; un gruppo di ricerca guidato dall’università di Aarhus ha calcolato che se gli attuali sforzi di conservazione della specie non saranno incrementati, si estingueranno così tante specie di mammiferi nei prossimi cinquant’anni che la natura avrà bisogno di 3-5 milioni di anni per riprendersi.

Ci sono stati cinque sconvolgimenti negli ultimi 450 milioni di anni in cui l’ambiente sul nostro pianeta è cambiato in modo così drammatico che la maggior parte delle specie vegetali e animali della Terra si è estinta. Dopo ogni estinzione di massa, l’evoluzione ha lentamente colmato le lacune con nuove specie.

Un’illustrazione di come i piccoli mammiferi debbano evolvere e diversificarsi nei prossimi 3-5 milioni di anni per compensare la perdita dei grandi mammiferi

La sesta estinzione di massa sta accadendo ora, ma questa volta le estinzioni non sono causate da disastri naturali; sono opera degli umani. Un team di ricercatori dell’Università di Aarhus e dell’Università di Göteborg ha calcolato che le estinzioni si stanno muovendo troppo rapidamente affinché l’evoluzione tenga il passo.

Se i mammiferi si diversificano ai loro ritmi normali, ci vorranno ancora 5-7 milioni di anni per ripristinare la biodiversità a prima che gli esseri umani moderni si evolvessero, e 3-5 milioni di anni solo per raggiungere gli attuali livelli di biodiversità, secondo l’analisi che è stata pubblicata di recente sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS.

Alcune specie sono più privilegiate di altre.

I ricercatori hanno usato il loro ampio database di mammiferi, che include non solo le specie che esistono ancora, ma anche le centinaia di specie che vivevano nel recente passato e si estinsero quando l’Homo sapiens si diffuse in tutto il mondo. Questo vuol dire che i ricercatori potevano studiare l’impatto completo della nostra specie su altri mammiferi.

Tuttavia, non tutte le specie hanno la stessa importanza. Alcuni animali estinti, come il Thylacoleo, un leone marsupiale australiano simile al leopardo, o la strana Macrauchenia del Sud America (immagina un lama con la proposcide di un elefante), appartenevano a linee evolutive distinte ed erano strettamente imparentati con poche specie. Quando questi animali si estinsero, portarono con sé interi rami dell’albero evolutivo della vita. Non solo abbiamo perso queste specie, ma abbiamo anche perso i loro ruoli unici nell’ecosistema e i milioni di anni di storia evolutiva che hanno rappresentato.

“I grandi mammiferi, o megafauna, come i bradipi giganti e le tigri dai denti a sciabola, che si estinsero circa 10.000 anni fa, erano molto più evolutivamente distinti e poiché avevano pochi parenti stretti le loro estinzioni significarono che interi rami dell’albero evolutivo della Terra furono tagliati via” spiega il paleontologo Matt Davis dell’Università di Aarhus, che ha guidato lo studio. E aggiunge:

“Ci sono centinaia di specie di toporagno, che hanno resistito ad un paio di estinzioni, mentre c’erano solo quattro specie di tigri dai denti a sciabola, che si estinsero tutte”.

Lunghe attese per i rinoceronti di ricambio

Rigenerare 2,5 miliardi di anni di storia evolutiva è già abbastanza difficile e i mammiferi di oggi stanno anche affrontando crescenti tassi di estinzione. Specie come il rinoceronte nero sono ad alto rischio di estinzione entro i prossimi 50 anni. Gli elefanti asiatici, una delle due sole specie sopravvissute di un potente ordine di mammiferi che includeva mammut e mastodonti, hanno meno del 33% di possibilità di sopravvivere oltre questo secolo.

I ricercatori hanno incorporato queste probabili estinzioni nei loro calcoli della storia evolutiva perduta e si sono chiesti: i mammiferi esistenti possono rigenerare naturalmente questa biodiversità perduta?

Utilizzando potenti computer, simulazioni avanzate dell’evoluzione e tutti i dati a disposizione sulle relazioni evolutive e le dimensioni corporee dei mammiferi esistenti ed estinti, i ricercatori sono stati in grado di quantificare quanto tempo di evoluzione sarebbe stato perso dalle passate e andrà perso con le potenziali future estinzioni, nonché la durata del recupero.

I ricercatori hanno preso in considerazione il miglior scenario futuro possibile, in cui gli umani hanno smesso di distruggere gli habitat e di eradicare le specie, riducendo i tassi di estinzione ai bassi livelli di base osservati nei fossili. Tuttavia, anche con questo scenario abbondantemente ottimistico, per i mammiferi occorreranno 3-5 milioni di anni solo per diversificarsi abbastanza da rigenerare i rami dell’albero evolutivo che ci si aspetta perderanno nei prossimi 50 anni. Ci vorranno più di 5 milioni di anni per rigenerare ciò che è stato perso dalle specie giganti dell’era glaciale.

Dare priorità al lavoro di conservazione

“Anche se una volta vivevamo in un mondo di giganti: castori giganti, armadilli giganti, cervi giganti, ecc., ora viviamo in un mondo che sta diventando sempre più impoverito di grandi specie di mammiferi selvaggi. I pochi giganti rimasti, come rinoceronti ed elefanti, rischiano di essere spazzati via molto rapidamente”, afferma il professor Jens-Christian Svenning dell’Università di Aarhus, a capo di un vasto programma di ricerca sulla megafauna, che include lo studio.

Il team di ricerca non ha però solo brutte notizie. I loro dati e metodi potrebbero essere usati per identificare rapidamente le specie in via di estinzione ed evolutivamente distinte, in modo da poter definire delle priorità negli sforzi di conservazione e concentrarsi su come evitare le estinzioni più gravi.

Come afferma Matt Davis: “È molto più facile salvare la biodiversità ora che ri-evolverla in seguito”.