Debunking a cura di Nicolas Micheletti e Lorenzo Letta.

 


Il Manifesto italiano dell’Antiveganismo, intitolato PERCHÉ NON C’È NULLA DI ETICO NELLA VITA DI UN VEGANO, diventato virale in questi giorni , nasce come una vera opera d’arte di clickbaiting.(1)

Un’accozzaglia di dati presi a caso, assiomi infondati e interpretazioni personali della filosofia vegan, tutto per provare (senza riuscirci) che i vegani sono meno etici dei carnisti,. Prende l’1% della popolazione mondiale, i vegani, ed etichetta questa infintesimale minoranza come la causa principale dello sfruttamento umano. Questo articolo si è meritato il repost addirittura su siti dell’elevato calibro come Dagospia, che ha rincarato la dose con un titolo ancor migliore: “NON C’È NIENTE DI PIÙ CRUDELE DELLA DIETA VEGANA”.

Vediamo nello specifico di cosa parla l’articolo.

QUINOA

L’autore cita quinoa come un alimento fondamentale nella dieta vegana e come il prodotto che causa lo sfruttamento e la povertà del Perù. Oltre ad essere falsa la prima affermazione, lo è anche la seconda: infatti è il mais il prodotto colpevole del landgrabbing (2) dei popoli del terzo mondo. Il Perù è tra i cinque Paesi al mondo che esportano più mais, ed esso è infatti il principale prodotto coltivato. Non la quinoa. Il mais. Se noi consumassimo meno carne quei popoli avrebbero più terre per coltivare il proprio cibo, invece di morire di fame. Invece sappiamo che oltre il 60% del mais coltivato nel mondo va diretto negli allevamenti (Fonte: FAO).

In realtà gl studi dimostrano che il consumo della Quinoa favorisce le popolazioni povere del Perù.

 

ANACARDI

Altro alimento colpevole della fantomatica non curanza dei vegani verso i diritti umani sarebbero gli anacardi. Dietro il loro consumo esiste effettivamente una forma di sfruttamento umano. Questo però è dovuto principalmente ai consumatori principali degli anacardi, che sono i salutisti, non i vegani. Inoltre è falso, come riportato nell’articolo, che l’anacardo è un elemento “fondamentale” nell’alimentazione vegana, così com’è falso che è fondamentale per fare maionese e formaggi. Per quelli si usa il latte vegetale. L’anacardo è solo una componente aggiuntiva, usata praticamente mai. Se cercate ricette sulla maionese vegan sul web potrete controllare di persona.

MANDORLE

L’autore sostiene che le mandorle siano un altro dei motivi della mancanza di etica dei vegani, perché essi sarebbero responsabili del prosciugamento delle riserve idriche americane.
In realtà il principale resposabile della scarsità idrica americana però è sempre la produzione di carne, che consuma più del 50% delle risorse idriche degli Stati Uniti.

AVOCADO

Stessa accusa del consumo di acqua viene indirizzata anche all’avocado, che secondo i dati forniti dall’autore, mezzo chilo di esso consumerebbe 270 litri d’acqua. Peccato per lui, ma mezzo chilo di carne ne richiede oltre 7200, quindi circa il 2600% in più.
Inoltre si accusa l’avocado di essere il responsabile anche della deforestazione, che causa la perdita di 700 ettari l’anno. Anche qui l’autore si dimentica di citare che in realtà è il consumo di carne il principale responsabile delle deforestazioni, che colpiscono 32.300.000 ettari ogni anno, e sono dovuti oltre il 25% al consumo di carne. Quindi 8.075.000 ogni anno, e cioè circa 1.000.000% in più.

Per non parlare della foresta amazzonica, quella che l’autore chiama “polimoni del pianeta” della cui distruzione la carne è responsabile al 91%.

SOIA

Afferma che la soia è la principale causa di deforestazione. Ciò è vero, come lui stesso ammette, oltre il 70% della soia prodotta finisce negli allevamenti. Quindi che senso ha imputare i vegani come principali responsabile di tali coltivazioni?
Sostiene che il WWF ha commissionato uno studio che afferma che i prodotti raffinati potrebbero richiede più terre coltivabili delle alternative animali, senza parlare di acqua consumata e gas serra prodotti, quali sarebbero in ogni caso inferiori.
In realtà sul sito della WWF si continua a ripetere le cose come stanno, ovvero che il principale responsabile del consumo di terre coltivabili sul pianeta è il consumo di carne. Le ricerche infatti dimostrano che l’impatto ambientale di una dieta contenente carne è sempre peggiore di quello di una dieta che non ne consuma: “I risultati mostrano che, per la produzione combinata di 11 categorie di cibi il cui consumo varia tra vegetariani e non vegetariani, i non vegetariani richiedono 2,9 volte più acqua, 2,5 volte più energia, 13 volte più fertilizzante e 1,4 volte più pesticidi.”

La ricerca riportata dall’autore spiega semplicemente che una dieta incentrata su “prodotti analoghi altamente raffinati, come tofu o Quorn potrebbero portare a un aumento della terra arabile necessaria per rifornire il Regno Unito” ma nessun vegano mango solo prodotti altamente raffinati, inoltre la stessa ricerca conferma che “un ampio passaggio a prodotti vegetali tramite il semplice aumento del consumo di cereali e verdure è più sostenibile. Basandoci sulle rese nel Regno Unito, stimiamo che una riduzione del 50% del consumo di prodotti di allevamento rilascerebbe 1,6 milioni di ettari usati per la produzione di mangime, compensati da un aumento di 1 milione di ettari per l’aumentato consumo diretto di coltivazioni. Inoltre tra 5 e 10 milioni di ettari di prato verrebbero liberati per altri usi o per tornare alla natura”.

PESCI

L’autore si interessa nell’articolo anche ai pesci, affermando che a causa dei vegani i fiumi del Nord America si sono svuotati di salmoni. Premesso che accusare la scomparsa dei salmoni i vegani, mentre si mangia il salmone, fa piuttosto ridere, c’è da aggiungere il dato interessante che la pesca è la principale causa di scomparsa di moltissime specie animali e vegetali sul pianeta.
Un terzo della fauna marina catturata dall’industria della pesca è utilizzata come foraggio e viene estratta dal mare appositamente per alimentare maiali, polli, visoni, volpi, salmoni da allevamento e gatti domestici.
Fa una strana sensazione pensare che i polli stanno mangiando più pesce degli albatross, i maiali stanno mangiando più pesce degli squali e i gatti stanno mangiando più pesce di tutte le foche in mare messe insieme.
Il 10% del pesce utilizzato come foraggio va ad alimentare i gatti. Il 55% è destinato ai maiali, il resto a polli, visoni, volpi e salmoni d’allevamento.
Le pesca ha prodotto nell’oceano delle intere zone completamente prive di vita animale e vegetale chiamate “dead zone”, e si stima che a causa dei ritmi della pesca operata in tutto il mondo oggigiorno avremo la completa estinzione della fauna marina entro il 2048.

PELLAME

Questo argomento non è stato miniamente considerato nell’articolo, ma ci sembra giusto riportarlo, dato l’apperente interesse all’inquinamento mondiale dell’autore. Egli cerca di ridurre il veganismo semplicemente ad una dieta, quando in realtà il mangiare è solo 1/10 della filosofia vegan. Il vegano infatti non va allo zoo, al circo, al deflinario, non caccia, e non partecipa a tutte quelle forme di sfruttamento animale che si possono chiaramente considerare inutili. E tra queste: non compra vestiti animali.

Ci dispiace che questo dato non sia stato preso minimamente in considerazione nell’articolo, ma sappiamo perché. L’industria della concia quella è tra quelle a più alto impatto ambientale. L’idea che la pelle sia un prodotto “naturale” e per questo preferibile ai corrispettivi sintetici è una falsità proprio per via dell’inquinamento provocato dalla conciatura. Ad oggi circa la metà delle concerie industriali del mondo sono situate in Paesi a reddito medio-basso. La Cina produce il 20% del totale delle pelli lavorate a livello mondiale (e l’80% delle “pelli italiane”) e a propria volta disloca le concerie in aree poco popolate o in altri paesi (ad esempio il Vietnam) proprio a causa del gravissimo impatto ambientale. In più di un’occasione si sono registrate vere e proprie rivolte con distruzione delle concerie da parte delle popolazioni che non sopportavano più l’inquinamento e il degrado delle loro città.

 

USO DEI DATI

Pubblicare questi dati senza paragonarli ai prodotti animali è demagogia totale, perché non fa rendere conto alle persone di come stanno realmente le cose. E’ manipolazione dei dati. I dati vanno SEMPRE contestualizzati in un insieme che ci rende tutto più chiaro.
Critica i vegani sostenendo che l’unica personalità “intellettuale” con cui c’è un confronto sui media è Cruciani, la verità è che Cruciani è l’unico “intellettuale” che si possono permettere gli antivegani. Inoltre un’altra personalità random tirata fuori dal cappello è la Innocenzi, che viene descritta come simbolo dei vegani in Italia, quando in realtà lei non è nemmeno vegana, e tantomeno apprezzata nella comunità vegan.
Infine c’è da dire che tutta la sua intera analisi è basata su un testo che l’autore definisce la “Bibbia dei Vegani”, che in realtà non è altro che un normale ricettario vegano qualsiasi, che sul sito dell’editore (Feltrinelli) ha BEN 4 recesioni.

COMMENTO SULL’AUTORE

L’autore inizia l’articolo con un chiaro avvelenamento del pozzo, che già fa capire la poca propensione all’onestà intellettuale, dopodiché prosegue fino alla fine con grande supponenza e con una terminologia offensiva verso i vegani, chiamandoli “adepti” e arrivando ad affermare che “l’unica critica che puoi fare ad un vegano è che è un vegano”, che sarebbe come dire “l’unica critica che puoi fare ad uno nero è che è nero”.

OSSERVAZIONI FINALI

Una dieta vegana:
– produce 1/2 di CO2 rispetto ad un regime onnivoro
– consuma 1/11 delle quantità di combustibili fossili
– consuma 1/13 della quantità di acqua
– utilizza 1/18 della superficie di terreno

Un vegano risparmia più di 4164 litri d’acqua, 20 chilogrammi di grano, 3 metri quadrati di terreni boscosi, 9 kg di CO2 e la vita di un animale ogni singolo giorno.

– La filosofia vegan è semplicemente una dieta? Come detto sopra, no.
– La dieta vegana è a impatto ambientale zero? No. Nessuna lo è.
La dieta vegana ha un’impatto ambientale, sociale, etico inferiore di quella onnivora? Decisamente sì.

CONCLUSIONE

Abbiamo capito, alla fine del tuo articolo, che quel panino “con guacamole e mayo di mandorle” non ti è piaciuto.

 

NOTE:

(1) Clickbaiting: è quanto un articolo ha titolo provocatorio per attirare l’attenzione (e quindi fare molti “click” in termini di visiblità) mentre allo stesso tempo contiene dei contenuti privi di fondamenta.
(2) Landgrabbing: è il fenomeno che riguarda l’appropriarsi delle terre coltivabili di un Paese povero per dedicarle a prodotti da importare nei Paesi più ricchi. Questo fenomeno riguarda soprattuto i mangimi, di cui l’Italia ne importa oltre l’80%.