In seguito alle proteste degli animalisti gli zoo hanno ottenuto un semplice cambiamento: il nome. Oggi vengono chiamati “bioparchi”, ma la sostanza della loro natura è rimasta la stessa. Luoghi di prigionia dove animali innocenti sono stati rinchiusi per crimini che non hanno commesso.

Lo zoo rappresenta una tradizione barbara dell’egoismo umano. Gli animali vengono trattati come fenomeni da baraccone, privati della loro libertà e portati ad uno stress che li fa morire sempre prima del loro ciclo vitale.

La Direttiva del Consiglio 1999/22/EC sul “Mantenimento degli animali selvatici negli zoo” permette di rinchiudere gli animali negli zoo solo con il fine del conservamento della specie e della biodiversità.

In realtà, secondo un rapporto del 2011 della Born Free Foundation solo “il 13% delle specie tenute in zoo europei sono state classificate come specie minacciate” e sono nella Lista Rossa delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Gli zoo non assolvono alcuna funzione informativa, educativa, ecologica, poiché mostrano animali denaturati dalla cattività, sofferenti, con turbe comportamentali, raccolti confusamente insieme in uno stesso luogo pur provenendo dalle più diverse latitudini, climi, ecosistemi.

Gli animali sviluppano comportamenti nevrotici indicati col termine “zoochosis”, camminano avanti e indietro, dondolano da una parte all’altra, mangiano i propri escrementi, leccano continuamente o mordono le sbarre, fino agli estremi dell’automutilazione.

In tempi storici recenti lo zoo è stato “coloniale”. Serviva ad esporre animali (ed a volte anche uomini) catturati nelle colonie.

Finite le colonie lo zoo iniziò a perdere la sua storica identità (ossia meravigliare la morbosa curiosità del visitatore, in genere a pagamento) ed iniziò un declino che sembrava inesorabile. Molti continuarono a vivacchiare essendo prevalentemente sostenuti da finanziamenti comunali.

Sul finire degli anni settanta gli zoo iniziarono a sfruttare alcune specie nel frattempo divenute rare e solitamente utilizzate per accoppiamenti e scambi con altre strutture.

Oggi gli zoo rimangono in piedi solo grazie agli ingenti finanziamenti pubblici ottenuti grazie all’EAZA, la lobby del business degli zoo.

L’articolo 4 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale proclamata all’UNESCO nel 1978 afferma: “L’animale selvatico ha diritto a vivere ed a riprodursi, allo stato libero e nel suo ambiente naturale”.

Democrazia Verde intende porre fine alla prigionia di questi poveri innocenti.