TUTELA DEL CONSUMATORE E DELL’AMBIENTE RIGUARDO LE PRATICHE LEGATE ALLA PRODUZIONE E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI DI NATURA ELETTRONICA

L’e-waste, o rifiuti di apparecchiature elettroniche, sono rifiuti di tipo particolare che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all’abbandono. In Italia produciamo almeno 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (RAEE).

I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti sono la presenza di sostanze considerate tossiche per l’ambiente e la non biodegradabilità di tali apparecchi. La crescente diffusione della tecnologia nella società odierna determina un sempre maggiore rischio di inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua con ripercussioni sulla salute umana.

Con la tecnologia avanzata e duratura di cui disponiamo oggi, l’unico modo per inserirla in un contesto consumistico nel quale viviamo è proprio quello di limitarne la vita per indurre il consumatore in un’abitudine “usa e getta”, che di conseguenza aumenta a dismisura la quantità di rifiuti di natura elettronica. Questo processo si chiama obsolescenza programmata: strategia commerciale in cui l’obsolescenza di un prodotto è pianificata e prevista fin dal suo concepimento. Ciò rende il prodotto inutilizzabile o obsoleto in confronto alle nuove tecnologie (già) disponibili sul mercato. Per applicare tale pratica alla produzione spesso i beni vengono contaminati con sostanze tossiche che limitano la vita del prodotto.

L’aumento della produzione di tali beni elettronici di conseguenza aumenta la quantità di rifiuti e quindi il loro smaltimento, che comporta diversi danni all’ambiente oltre che ai lavoratori che smaltiscono tali prodotti.

Nel 1924 ci fu il primo caso di standardizzazione della produzione di beni, dove i principali produttori europei di lampadine si misero d’accordo a limitare la durata di vita di tali prodotti. Oggi le imprese non hanno più bisogno di un accordo, in quanto le disposizioni di legge riguardo la Garanzia Legale di un prodotto è già standardizzata, non solo in Italia ma per tutti gli Stati Membri.

Democrazia Verde non prevede (o spera) un calo nel consumo dei prodotti tecnologici, bensì il contrario. Proprio per questo il miglioramento della produzione e la conoscenza e preparazione da parte del consumatore sono di fondamentale importanza per uno sviluppo tecnologico più etico e consapevole.

Scopo della presente proposta di legge è, dunque, quello di contrastare la pratica dell’obsolescenza programmata dei beni di consumo al fine di:
1) tutelare il consumatore;
2) permettere una leale concorrenza di mercato;
3) tutelare l’ambiente;
4) minimizzare la produzione di e-waste e smaltimento;
5) creare posti di lavoro legati alle pratiche di manutenzione, riparazione e riciclo di tali beni di consumo.
Democrazia Verde propone quindi:
1) L’estensione della validità della Garanzia Legale presente nel decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005 (Codice del Consumo) nell’art.132 c.1, da due a cinque anni, ai sensi della direttiva 99/44/CE (secondo cui il periodo minimo di garanzia legale di tali prodotti può essere aumentato dai singoli Stati membri).

2) L’assicurazione da parte del produttore della disponibilità delle parti di ricambio e accessori indispensabili per il funzionamento del bene per tutto il tempo in cui è immesso in circolazione nel mercato, nonché per la durata della Garanzia Legale.

3) Le spese di riparazione e di spedizione siano a carico del venditore, o produttore nel caso in cui i due coincidano, nella durata della validità della Garanzia Legale citata nel comma 1.

4) In caso di inosservanza degli obblighi previsti sopra citati, si applica al venditore la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 15.000 euro. La misura della sanzione è determinata dal prezzo di vendita del bene e il numero delle unità vendute.

5) Ai fini di incentivare la realizzazione di beni più duraturi, viste le conoscenze e le tecnologie avanzate di cui disponiamo oggi, si propone un’estensione di responsabilità dello smaltimento dei prodotti di natura elettronica ai produttori i quali beni durino nei limiti dei cinque anni della nuova estensione della Garanzia Legale, escludendo quindi tali produttori i quali beni sono provati ad essere più longevi, sia tramite una Garanzia Commerciale più duratura sia tramite un controllo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

6) Attraverso il risparmio di miliardi di euro spesi ogni anno con il fine di smaltire prodotti tecnologici la quale obsolescenza sia stata prevista sin dal suo concepimento, si propone di reinvestire tale capitale in nuove attività di manutenzione, ripristino e riciclo dei prodotti elettronici nel settore pubblico tramite i PLG e successivamente nel settore privato tramite incentivi statali.

La garanzia legale è prevista dalla legge e offre all’acquirente una tutela minima, sotto la quale non è consentito andare. Quella commerciale non ha origine da una norma di legge e dunque non è obbligatoria. Viene normalmente prevista da parte del produttore ed entra a far parte del contratto di acquisto. Anche determinate promesse diffuse attraverso messaggi pubblicitari possono essere considerate un elemento di garanzia commerciale.