Il quotidiano britannico The Independent ha pubblicato un articolo sulla Teoria Monetaria Moderna. Abbiamo deciso di riportarlo qui in italiano. Traduzione a cura di Alessandro Longo, vicepresidente di Democrazia Verde.

 


Dopo sette anni di austerità siamo portati a pensare la nostra economia come se fossimo una famiglia con la carta di credito esaurita, parafrasando David Cameron. L’idolatria del debito si è tradotta nel Regno Unito in massicci tagli alla spesa pubblica. Intanto continua a diffondersi tra la gente il rancore verso le grandi banche per i loro profitti da record e altri benefici, a dispetto di quanto assicurato da George Osborne, che prometteva appunto che ne avremmo tratto tutti vantaggio.

Ma quelli erano altri tempi. Sia Cameron che Osborne hanno abbandonato la scena. Quest’anno il clima politico si è ribaltato. La maggioranza dei Conservatori del 2015 ha lasciato il posto ad un parlamento in bilico con il quaranta per cento dei votanti a favore dei laburisti di Corbyn. L’accettazione da parte degli elettori dei mantra dell’austerità ha evidentemente raggiunto il limite.

In questo contesto, la pubblicazione di “Riconquistare lo Stato: una visione progressista della sovranità per un mondo post-neoliberista” non poteva trovare momento più appropriato. È stato scritto dal 65- enne economista eterodosso australiano William Mitchell e dal giornalista e scrittore Thomas Fazi. Nello specifico l’introduzione del libro è intitolata “Rendere la sinistra nuovamente grande”; un

sentimento che di certo risuona tra molti progressisti.

La loro diagnosi del neoliberismo spiega come esso non fosse solo una peculiarità della destra di Thatcher e Reagan. Il centro-sinistra infatti, rappresentato dai socialisti di Mitterrand in Francia, dal Nuovo Laburismo di Blair e dal Partito Democratico negli Stati Uniti, è stato complice dell’imposizione dello stesso. Questo consenso è culminato nella decimazione della produzione, nel declino dell’adesione sindacale, nell’espansione dei servizi finanziari, nello sbilanciamento dei salari, nella caduta degli standard di vita e nella privatizzazione dei servizi pubblici. Al centro del neoliberismo vi era l’affermazione che il libero mercato sarebbe l’arbitro supremo e l’economia dovesse essere gestita da esperti tecnocrati. D’altra parte questa depoliticizzazione ha reso la gente comune alienata e disillusa verso i partiti socialdemocratici che li hanno precedentemente rappresentati. Invece, si sono rivolti a partiti anti-sistema, solitamente di estrema destra.

Margaret Thatcher e Tony Blair si sono inginocchiati all’altare del neoliberismo (AFP / Getty)

Inoltre, Mitchell e Fazi sottolineano che affermare che il neoliberismo sia anti-Stato è frutto di un malinteso. Infatti lo Stato si è rivelato fondamentale per il progetto neoliberista, come è risultato evidente a seguito della crisi finanziaria del 2008. Lo Stato non è solo obbligato a salvare le società e le banche, ma è anche utile a creare nuovi mercati e a tenere sotto controllo i cittadini tramite le forze di polizia in un clima autoritario. Tuttavia, Mitchell e Fazi intendono reclamare la sovranità nazionale come parte di una visione progressista del XXI secolo. È qui che fa il suo ingresso la Teoria Monetaria Moderna (MMT, Modern Monetary Theory).

Bill Mitchell è fra principali sostenitori di quest’ultima. La MMT rientra in quella tipologia di concetti che ci aspetteremmo di trovare in fondo al tunnel di Alice nel Paese delle Meraviglie, poiché supera ogni conoscenza impartita, da quella conversazione da bambini in cui vostro padre vi ha fatto sedere per spiegarvi come le banche usano i risparmi depositati per investire in altre imprese fino ai politici che ci dicono che il Regno Unito è in fallimento. In altre parole preparatevi a venire sconvolti e a dimenticare tutto ciò che pensavate di sapere sulla moneta.

La MMT essenzialmente sostiene che la moneta sia creata ex nihilo, senza nessun controvalore. Che si tratti di banche private, di banche centrali o di governi, la moneta rimane un concetto astratto fatto di zeri e uni. Così, quando la tua banca ti concede un prestito, fondamentalmente ciò che fa è creare moneta digitando su un computer. Allo stesso modo lo Stato ha il potere di creare “moneta fiat”, ossia moneta il cui valore è attribuito dallo Stato stesso (attraverso l’imposizione di tasse in quella valuta n.d.t) diversamente da quanto accade con valute che hanno valore intrinseco, come l’oro.

In effetti il detto “tassa e spendi” è capovolto in “spendi e tassa” poiché la spesa pubblica crea posti di lavoro e crescita, che poi può essere tassata. La tassazione non è quindi un modo per incrementare i ricavi, ma uno strumento per controllare la quantità di moneta e indirizzare l’economia attraverso incentivi. Ovviamente è più complicato di così e determinati requisiti devono essere soddisfatti. La spesa pubblica non è del tutto illimitata e deve essere commisurata rispetto ad altri parametri per evitare l’iperinflazione.

L’economista William Mitchell sostiene che l’idea che il neoliberismo sia anti-stato è un equivoco.

Entrambi gli autori sono stati impegnati in un tour internazionale di presentazione del libro, nello specifico in Europa e negli Stati Uniti. A Londra, Mitchell e Fazi hanno tenuto la loro conferenza alla Chiesa Unitariana di Newington Green, una delle più antiche chiese non conformiste inglesi. Mary Wollstonecraft è stata il membro più famoso di tale congregazione ed è stata ispirata dai sermoni del ministro radicale Dr. Richard Price nel suo pensiero sulla nuova repubblica francese e sui diritti delle donne.

Il contesto era certamente adatto alla predicazione di una dottrina eretica. Mi sono inoltre ricordato che cadeva il 500° anniversario dell’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero sulla porta della chiesa di Wittgenstein. È difficile non notare i parallelismi; allora come adesso l’Europa era in crisi, con l’Inghilterra che abbandonava l’ordine vigente.

Rannicchiato su un banco da chiesa per l’intervista, ho chiesto a Mitchell “cos’è esattamente la MMT?”. Rispose che è “una lente attraverso la quale possiamo capire il sistema monetario”. Sorprendentemente, l’elementare domanda “da dove vengono i soldi?” non ha una risposta che sia condivisa da economisti, esperti e politici.

Organizzazioni come Positive Money hanno già intrapreso il processo di demistificazione della creazione di denaro. Mi viene in mente il capitolo “Il grande trucco della moneta” in The Ragged-Trousered Philanthropists di Robert Tressell in cui vengono utilizzate delle pagnotte per illustrare come i concetti di denaro e di plusvalore (profitto) garantiscano la perpetua povertà per la classe operaia e la concentrazione di ricchezza verso la classe dirigente.

Quindi che ruolo potrebbe avere tutto questo dopo la Brexit? Mitchell e Fazi sembrano sostenere argomenti progressisti a favore della Brexit (soprannominata Lexit). Ciò è in linea con quanto sostenuto dalla vecchia sinistra secondo la quale l’Unione Europea non rappresenta una genuina solidarietà internazionale. Riconoscono che è difficile portare avanti argomenti progressisti a favore della sovranità quando il nazionalismo è stato condannato in maniera predefinita a una posizione reazionaria.

John McDonnell e Jeremy Corbyn si sono impegnati a ricondurre i contratti di finanziamento delle finanze pubbliche in mani pubbliche, ma come avrebbe funzionato il finanziamento delle infrastrutture con un governo Corbyn? (Getty)

Tuttavia i sondaggi dimostrano che la sovranità era la ragione più comune tra la gente che ha votato per la Brexit. Mitchell e Fazi riformulano una definizione progressista della sovranità come un controllo democratico sull’economia piuttosto che semplicemente nei parametri etno-nazionalisti. Secondo Mitchell, la sovranità è assolutamente fondamentale affinché i paesi possando esercitare il loro potere di creare moneta. Fintanto che un paese ha una propria banca centrale e una propria moneta è libero di spendere. Mentre la Grecia, limitata dai vincoli della Banca Centrale Europea e dell’Euro, non ha questa libertà. Dopo la discussione, Mitchell mi dice che la sovranità necessita del monopolio di emissione della moneta: “La realtà è che gli Stati nazionali devono essere i monopolisti nell’emissione della propria moneta”.

Mitchell sfata anche il mito secondo il quale i governi prendono in prestito il denaro dai mercati internazionali e con esso l’idea di essere ostaggio di questi. Recentemente ha scritto un articolo su come Corbyn non dovrebbe avere paura dei mercati internazionali. Mitchell cita il default dell’Argentina del 2001 come dimostrazione che un paese può andarsene e riprendersi. Allo stesso modo, l’Islanda ha imposto controlli dei capitali (misure per regolare i flussi di capitali verso l’interno e verso l’esterno del paese) per guidare l’economia nella difficile situazione in cui si trovava dopo che il suo sistema bancario è collassato.

Nello stesso modo, Mitchell propone che i governi non utilizzino obbligazioni e titoli Gilts per aumentare i ricavi. Cita una precedente amministrazione conservatrice australiana che rilasciava debito quando erano in surplus come esempio di utilizzo delle obbligazioni per il benessere collettivo così da “rivelare il trucco”.

Alla recente conferenza dei laburisti, il cancelliere-ombra John McDonnell ha dichiarato che i laburisti avrebbero riportato i contratti di iniziativa finanziaria privata (PFI) sotto il controllo statale. Quindi, come potrebbe funzionare il finanziamento delle infrastrutture sotto un governo di Corbyn? All’inizio dell’anno, questa domanda sarebbe sembrata assurda ma nei primi giorni di questo mese il New York Times ha pubblicato un articolo esterno alla redazione intitolato “Preparatevi al Primo Ministro Corbyn”.

Milton Friedman ha detto che l’offerta di moneta deve essere controllata al fine di limitare l’inflazione, quindi il debito pubblico deve avere la priorità.

Ecco dove entra in gioco il quantitative easing (QE). Il QE aveva lo scopo di stimolare i prestiti bancari in seguito alla crisi finanziaria. Tuttavia, i livelli di crescita sono rimasti stagnanti in Gran Bretagna ed

Europa. In realtà, le banche semplicemente hanno ringraziato per il pranzo gratuito e usato il QE per ripristinare i loro bilanci. Gli studi hanno dimostrato che gran parte del QE ha finito per contribuire alle bolle finanziarie e immobiliari.

L’economista Richard Murphy, il cui lavoro si è concentrato sull’evasione fiscale e il mondo offshore, ha proposto quello che è stato definito “QE della gente”. Per un po’, questo era un principio centrale del programma Corbynomics. L’idea fondamentale di Murphy era che se QE potesse essere utilizzato per il sistema bancario, allora perché non utilizzarlo per costruire nuove case o creare nuovi posti di lavoro? Fintanto che viene creato un valore sufficiente, la nemesi dell’iper- inflazione verrebbe evitata.

Sembra pertanto che il ritornello, che Theresa May ha spesso ripetuto per attaccare Corbyn, per il quale non esisterebbe un magico albero dei soldi non è esattamente vero. Quindi, se il denaro può fondamentalmente essere creato con la pressione di un pulsante, improvvisamente il nostro mondo sembra essere (con buona pace dei discepoli panglossiani) il più pazzo dei mondi possibili.

A questo punto, vi potreste giustamente chiedere perché mai non ci dedichiamo a sistemare questo pasticcio. E mentre ci proviamo, perché non dare al sistema sanitario nazionale più soldi, una casa ai senzatetto e nutrire i poveri del mondo? Qui è dove ci si scontra con l’edificio ideologico del neoliberismo.

La dottrina monetarista, così come la Scuola di Chicago di Milton Friedman, afferma che l’emissione di moneta deve essere limitata per evitare l’inflazione. Pertanto il debito pubblico diventa una questine centrale. Il trattato di Maastricht, che ha fondato l’UE, ha fissato limiti alla spesa pubblica. La politica di austerità della Grecia è l’esempio da manuale in cui il rimborso del debito è la massima priorità col fine di placare i creditori (principalmente istituzioni bancarie).

Le banche hanno utilizzato l’allentamento quantitativo per ripristinare i propri bilanci (Getty)

Tuttavia, anche gli economisti mainstream ritengono che la logica dell’austerità sia un po’ fallace. L’economia keynesiana afferma che la spesa pubblica stimola la crescita e il debito è ritenuto una questione secondaria. Come afferma la think tank New Economics Foundation, la Gran Bretagna ha visto storicamente livelli molto più alti di debito pubblico. Il rapporto debito-PIL è stato più elevato durante un intero secolo, tra il 1750 e il 1850 (al tempo delle guerre napoleoniche e con l’impero britannico al suo apice), oltre che dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando è stato creato lo Stato Sociale.

Mentre uno studio approfondito del 2014 ha dimostrato che le riforme dell’assistenza sociale del governo di coalizione del Regno Unito hanno permesso di ridurre le tasse per i più ricchi, eliminando così l’impatto sul disavanzo. L’ex Ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis ha anche sostenuto che le politiche di austerità sono state estremamente controproducenti nel risanare il debito della Grecia. La combinazione di salvataggi e tagli ha distrutto l’economia con conseguente aumento del debito in rapporto al PIL.

Il predominio del neoliberismo è stato tale da rendere tale ideologia onnipresente. Durante l’evento, Mitchell chiede al pubblico quanti hanno sentito parlare del memorandum di Powell. Solo un paio di mani si alzarono. Lewis Powell era un avvocato americano, successivamente nominato giudice della Corte Suprema da Richard Nixon, ora indelebilmente associato al suo omonimo memorandum del 1971. Egli delineò un progetto per il movimento conservatore americano e la rete di think tank sostenute da interessi economici. Raccomandò che la classe commerciale si liberasse dei ranghi per formare un fronte unito. Affermò che i lobbisti sarebbero stati necessari per influenzare i rappresentanti politici e i legislatori. E suggerì che l’infiltrazione nei media e nel mondo accademico sarebbe stata necessaria per raggiungere l’obiettivo di liberare il mercato dalle interferenze dello Stato.

Cosa sarebbe successo se i governi avessero seguito la logica della MMT? Prima di tutto Goldman Sachs, JPMorgans e HSBC non sarebbero così ricchi o potenti come lo sono oggi e nel peggiore dei casi potrebbero anche cessare di avere uno scopo. Un recente e comprensivo studio del liberista Legatum Institute conferma che una maggioranza significativa del pubblico britannico è a favore della rinazionalizzazione dei servizi e delle ferrovie. I cittadini sono equamente divisi sulla nazionalizzazione delle banche con il cinquanta per cento a favore. Corbyn e McDonnell hanno proposto una banca nazionale d’investimento con una rete di banche regionali al fine di contribuire a riequilibrare l’economia e incoraggiare i prestiti.

Che si accetti o meno la MMT, è sempre più evidente che la supervisione pubblica e democratica della finanza e del denaro sta diventando un pilastro centrale del post-capitalismo progressista, insieme al controllo statale dei servizi pubblici, un’economia verde, l’automazione e la settimana da quattro giorni lavorativi.