INTERLINGUA NELLE SCUOLE

13428452_269217556766579_5809071827842124755_nL’interlingua fonde italiano, spagnolo, portoghese, francese e inglese in un’unica lingua, e si può apprendere facilmente nel giro di quattro mesi. Nata da un progetto degli anni 50 di diversi scienziati, matematici e linguisti porta chiunque legga un testo in questa lingua a comprendere facilmente il 90% di ciò che ha letto, poiché la sua struttura è stata creata appositamente per essere facilmente comprensibile a tutti.

Democrazia Verde intende creare un trattato internazionale in accomunanza con altri Paesi per inserire l’interlingua come materia facoltativa nelle scuole. La lingua è lo strumento principale per rendere le persone unite tra di loro, perché permette di comprenderci a vicenda. Uno dei motivi per cui l’unione dei Paesi UE non ha funzionato al contrario di quelli USA, al di là dei fattori economici e politici, è proprio per l’assenza di una lingua comune di riferimento che potesse mettere in comunicazione tra di loro i vari popoli.

È vero che esiste l’inglese, ma esso non è facilmente apprendibile nel giro di quattro mesi. L’idea è di Democrazia Verde non è quella di eliminare le lingue nazionali, ma di spingere verso un futuro bilingue: da una parte la lingua nazionale, tramandata come oggi vediamo comunemente per i dialetti (e come anch’essi patrimonio inestimabile della natura umana); dall’altra una lingua mondiale, nata dalla fusioni dei vari idiomi del pianeta Terra, per sentire una vera fratellanza universale e sentirci a casa in ogni punto del pianeta.

Se vogliamo creare davvero un mondo unito non va fatto tramite la coercizione politica di trattati sovranazionali, ma dialogando l’uno con l’altro, e comprendendoci a vicenda.

E questa dovrebbe essere un’area monetaria ottimale? Impossibile. Una democrazia di popoli, che sia federale o meno, deve almeno partire una lingua comune. Senza un facile dialogo tra i cittadini, sia intellettuali sia i meno abbienti, non si può avere una vera democrazia formale, ma solo nominale. Condividere la lingua vuol dire estendere la democrazia.