Perché se sei Vegano DEVI iscriverti a Democrazia Verde

ovvero

Manifesto del Veganismo Politico

 

 

1 Il Veganismo Politico è una Realtà.

 

Il veganismo nasce come movimento filosofico, ma in realtà il suo obiettivo finale è prettamente politico: creare un mondo dove l’essere umano abbia smesso di uccidere e sfruttare le creature animali.

La politica è la gestione della polis, ovvero l’organizzazione delle norme sociali che condividono gli individui. In una democrazia queste norme hanno come obiettivo il maggior benessere di tutti.

Il veganismo è l’evoluzione della nonviolenza, perché mentre la nonviolenza è contro l’uso della violenza contro qualsiasi essere umano (concezione umanista) il veganismo estende questa nonviolenza anche agli animali (concezione antispecista) creature che nella visione antropocentrica dell’uomo sono considerati inferiori.

Ma come diceva Rousseau: il vero non violento è quello che lo è con gli animali, perché sono gli unici che non possono ribellarsi.

Il veganismo quindi deve diventare una realtà politica, e non fermarsi ad essere solo un movimento filosofico perché la filosofia diventa reale solo quando si concretizza attraverso l’azione politica.

L’Italia ha i numeri per far sì che il veganismo politico diventi una realtà. Nel nostro Paese infatti quasi il 10% della popolazione è vegetariana o vegana, e questo ci rende il secondo Paese con più veg al mondo. Prima dell’Italia c’è solo l’India, ma lì non è per una questione antispecista, ma più religiosa.

L’Italia ha quindi il vanto di essere il Paese più antispecista del pianeta, per questo motivo il veganismo politico deve nascere qui.


2 – Quale veganismo politico?

 

Il veganismo politico è già esistente. E’ nato quando i primi vegani, vegetariani e animalisti hanno iniziato a scendere nelle strade per fare raccolte firme per i diritti degli animali. Il tentativo di modifica legislativa ha dato il via allo spostamento del veganismo dal campo della filosofia a quello della politica. Questo trattato vuole solo concretizzare realtà che già sono apparse e dargli una definizione. Al momento sono individuabili tre forme di pensiero di veganismo politico.

Veganismo Utopistico

Il vegano utopistico è un vegano che non pratica attivismo. Al massimo si limita a praticarlo offendendo i nonvegani con arroganti atteggiamenti di superiorità. Questo non è affatto un atteggiamento costruttivo.

Il vegano utopistico crede che il mondo diventerà completamente vegano prima o poi, quindi non si sofferma realmente su quali potrebbero essere dei modi efficaci per contribuire a questo cambiamento.

Il vegano utopistico non è un vero vegano, perché non rispetta, o forse semplicemente si dimentica, il principio base del veganismo: la nonviolenza. Il vegano è il nonviolento per eccellenza, quindi dovrebbe astenersi alla violenza, sia fisica che verbale, quando ha a che fare con un nonvegano. Infondo gli umani non sono animali?

Veganismo Scientifico

Il vegano scientifico persegue la realizzazione di un mondo nonviolento, e lo fa cercando di comprendere la reale natura delle cose, ovvero cercando di capire quali sono i miglior metodi per eliminare lo sfruttamento animale.

Veganismo Radicale

Il vegano radicale, o più semplicemente ALF (da Animal Liberation Front) rappresenta l’ala più estrema del veganismo, quella che potrebbe essere definita spregiativamente “terroristica”.

Ciò è errato. Il terrorismo indica azioni criminale violente, come omicidi, stragi, sequestri e sabotaggio contro entità istituzionali. L’ALF, in quanto vegano, ha il divieto assoluto di uccidere o fare del male ad alcun essere senziente.

Inoltre, secondo l’ONU il terrorismo rappresenta: “fatti criminali diretti contro lo Stato in cui lo scopo è di provocare terrore nella popolazione o in gruppi di persone.”

Anche qui la definizione non combacia. L’ALF compie effettivamente gesti criminali, ma non sono praticati contro lo Stato (bensì contro privati) e non hanno il fine di provocare terrore (bensì un danno economico).


3 – Qual è il migliore?

 

Valutiamo i lati positivi e negativi di tutti e tre le posizioni.

Secondo il vegano utopistico per rendere il mondo vegano il miglior modo è con lo scontro verbale e/o fisico con i carnisti. Normalmente questa posizione è la prima assunta da un carnista diventato vegano, ma razionalmente parlando non può funzionare, per tre motivi:
1) scoraggia l’apertura al dialogo e la voglia di conoscere.
2) alimenta il conflitto sociale tra vegani e carnisti.
3) non è un atteggiamento in linea con i principi vegani.

Secondo il vegano radicale per rendere il mondo vegano il miglior modo è attraverso il danneggiamento economico delle strutture carniste. Questa può essere una posizione apparentemente ragionevole, ma in realtà comporta quattro svantaggi non indifferenti:
1) mette a rischio l’incolumità fisica e legale dell’attivista.
2) rischia di alimentare il conflitto sociale tra vegani e carnisti.
3) danneggia indirettamente la vita di un essere senziente, seppur sfruttatore.
4) non garantisce una vittoria effettiva del veganismo.

Il vegano scientifico evita lo scontro, ma predilige il confronto basato su invenzioni tecnologiche. Di fondamentale importanza, ad esempio, è l’invenzione rivoluzionaria della “clean meat”: carne crueltyfree, estratta tramite una micro-biopsia indolore da animali vivi e cresciuta in bioreattori, che a parità di quantità prodotta risparmia circa il 99% di terra, acqua, aria in più. A ciò si aggiunge imperante l’attivismo politico: il vegano scientifico comprende ormai che il veganismo è entrato nell’area politica e decide di scendere in campo per cambiare definitivamente le cose. Questa posizione, a differenza delle altre due, non comporta svantaggi, ma al contrario ha due vantaggi non indifferenti:
1) Allo stesso tempo accontenta i carnisti ed elimina lo sfruttamento animale.
2) Accorcia i tempi, permettendo di salvare il pianeta e miliardi di vite animali.


La questione del tempo infatti è fondamentale. Se il veganismo utopistico e radicale avessero effettivamente una possibile efficacia nel cambiare le cose, ciò che le renderebbe fallaci è il tempo che potrebbero impiegare per realizzare l’obiettivo. Il veganismo scientifico, invece, tiene in considerazione che il tempo a disposizione è davvero poco. Il pianeta Terra sta morendo. Serve un’azione urgente. Bisogna combattere da subito il principale responsabile dell’inquinamento terrestre, delle acque e dell’aria: l’agricoltura animale.


4 – Il vero veganismo è quello politico e scientifico

 

Il veganismo politico scientifico quindi è necessario ed urgente. L’introduzione della carne coltivata nel mercato italiano e mondiale dev’essere fatta il prima possibile. Ciò, però, non sarà possibile finché non esisterà un attivismo politico intenzionato a far accadere questo avvenimento. L’industria dell’agrobusiness infatti, coscia dell’enormi perdite di profitto che avrebbe se la clean meat entrasse nel mercato, ha attivato le sue lobby che già hanno iniziato la resistenza carnista al progresso tecnologico.

« Sosteniamo la produzione naturale di CARNE.»
– Massimo Romani, amministratore delegato di Amadori.

« Fortunatamente in Italia non ci sono sperimentazioni di questo tipo.»
– Lara Sanfrancesco, direttore di Unitalia, l’associazione che rappresenta le aziende avicole italiane.

L’argomentazione di resistenza in prima fila alla rivoluzione della carne priva di uccisione è proprio quello “etico”. Ad esempio la Confederazione Italiana Agricoltori ha da subito affermato che:

« La carne sintetica sarebbe un tracollo ‘etico’.»

Tesi ripresa anche dalla Coldiretti:

« [La carne coltivata] non ha raggiunto il mercato, anche perché alle forti perplessità di natura etica si aggiungono quelle di carattere economico. »

L’argomentazione economica è stata ripresa anche da Confagricoltura, che si è espressa in modo da ridicolizzare la clean meat:

« Non vediamo proprio la necessità di produrre carne coltivata. È una ricerca fine a se stessa. Non sappiamo nemmeno quanto costerebbe produrre questo tipo di carne sintetica.»

Invece lo sappiamo. Nel 2008, anno della sua invenzione, un hamburger di carne pulita costava circa 200.000 dollari. Ad oggi, però, il progresso tecnologico è riuscito a protare il costo a solo 8 dollari. Il motivo fondamentale per cui non la troviamo su mercato, però, è la resistenza delle potentissime lobby al servizio dell’industria dell’agrobusiness, che possono essere combattuta solo attraverso un’azione politica mirata.


5 – Democrazia Verde, ovvero “Come fare la Rivoluzione Vegan”

 

I cittadini devono sapere cosa chiedere, e devono chiedere cosa vogliono. Solo così le cose possono realmente cambiare. L’apatia indotta dai massmedia, il disfattismo del cambiamento reale attraverso la politica, sono tutti utili strumenti a chi detiene lo status quo per far sì che le cose non cambino.

In realtà l’attiva partecipazione, tramite anche soltanto un semplice sostentamento economico, ad un movimento che voglia cambiare davvero le cose, fa davvero la differenza. Per questo è fondamentale che ogni vegano d’Italia si iscriva a Democrazia Verde, e possibilmente si attivi per far parte della rivoluzione.

Ipotizzare che il mondo diventerà vegano da sé, prima o poi, può essere un’idea attraente, ma non tiene in considerazione una cosa: il tempo. Democrazia Verde, attraverso la sua ideologia politica fondamentale, l’Ecodemocrazia, persegue il veganismo politico scientifico, l’unico che può davvero cambiare le cose.

Parafrando una citazione attribuita ad Albert Einstein: Il mondo non sarà distrutto dai malvagi, ma dai buoni che li guardano e non fanno nulla. Se sei vegano, se vuoi salvare il pianeta e se credi davvero che l’uomo debba smettere di sfruttare uccidere ed estinguere gli animali, diventa un vegano scientifico.
Diventa un membro di Democrazia Verde.

 

Nicolas Micheletti,
Presidente di Democrazia Verde