Il blog di Claudio Messora, Byoblu, ha recentemente pubblicato l’intervento dell’Avv. Francesco Carraro durante una conferenza ospitata dal Senato della Repubblica.

Gran parte delle tesi dell’avvocato sono assolutamente condivisibili, ma come lui stesso ammette ha azzardato una considerazione che qui dobbiamo, purtroppo, smentire. L’Avv. Carraro fa notare come i trattati dell’Unione Europea attribuiscano alla BCE il compito di stampare banconote, mentre agli stati nazionali rimanga quello di coniare le monetine. Si chiede quindi se questa non costituisca una scappatoia per esercitare il nucleo della sovranità monetaria, ossia l’emissione di moneta.

Per rispondere a questa domanda è necessario spiegare prima come funziona il nostro sistema monetario/creditizio:

  • Nella nostra economia attribuiamo un valore a beni e servizi e per misuare tale valore adottiamo un’unità di misura chiamata valuta. L’Euro è attualmente la nostra unità di misura, la nostra valuta.
  • Per agevolare gli scambi riconosciamo l’esistenza di “crediti” in tale valuta. Utilizziamo diversi mezzi fisici per attribuire un credito ad un soggetto piuttosto che a un altro. I mezzi fisici più antichi e con cui tutti noi abbiamo dimestichezza sono le monetine e le banconote. Anche un assegno è un mezzo fisico, così come lo è il sistema informatico delle banche che “tiene il conto” dei crediti che un soggetto può vantare nei confronti della banca, ossia il conto corrente.

A questo punto a molti potrebbe già essere chiaro perché la risposta alla domanda dell’avvocato è negativa, ma andiamo oltre e passiamo a definire quello che è forse il concetto più importante di tutti, cioè la moneta in senso macroeconomico (fate caso al fatto che finora abbiamo parlato di valuta, di crediti e di mezzi fisici come banconote, monetine e conti correnti):

  • Affinché il sistema di crediti descritto sopra funzioni si può dire che vada alimentato. Questo salta all’occhio domandandosi come si potrebbe introdurre dal nulla un sistema di scambi basato su crediti in una valuta: come si fa materialmente a dare alle persone i crediti iniziali per innescare gli scambi? La risposta è la spesa pubblica. Lo Stato infatti è un soggetto macroeconomico particolare rispetto a tutti gli altri soggetti (privati), perché ha la capacità di creare un credito dal nulla e attribuirlo a terzi tramite la spesa pubblica. È proprio così che si da inizio al sistema di scambi: lo Stato spende creando crediti dal nulla, senza che dall’altra parte vi sia un debito, e questa operazione è per definizione chiamata emissione di moneta.
  • Possiamo quindi definire la quantità di moneta come un valore, misurato nella valuta corrente, ottenuto dalla differenza tra la spesa pubblica e le tasse pagate allo Stato. Quindi il deficit di bilancio pubblico anno dopo anno va ad aumentare la quantità di moneta e si può dimostrare come questa quantità è necessario che cresca. In realtà ci sarebbe da considerare anche il rapporto con l’estero, ossia la bilancia commerciale, specialmente adesso che siamo nell’Euro, ma ora non possiamo dilungarci su questo.

Abbiamo quindi visto che l’emissione di moneta è di fatto la capacità di un soggetto privilegiato come dovrebbe essere lo Stato di spendere utilizzando crediti creati dal nulla, senza contrarre debito. Piccola parentesi: se il soggetto che emette moneta è un organo dello Stato come la Banca d’Italia non cambia nulla il fatto che si emettano titoli di Stato che poi la banca centrale ricompra, si aggiunge semplicemente un passaggio per motivi che qui tralasciamo e l’emissione di moneta avviene nel momento in cui lo Stato, per mezzo della sua banca centrale, si ricompra i titoli che ha emesso. Con questo si vuole specificare che non sono mai stati i titoli di Stato il problema né lo sono adesso.

Il nostro problema principale è il fatto che lo Stato italiano non possa più emettere moneta, ma per effettuare gli accrediti della spesa pubblica debba procacciarsi questi crediti altrove emettendo titoli di Stato che diventano quindi come le azioni di una S.p.a.

Tornando a banconote e monetine: quello che i trattati dell’UE ci concedono è di coniare le monetine, uno dei mezzi fisici per effettuare gli scambi, e metterli a disposizione delle banche nel momento in cui un correntista volesse convertire il suo credito dalla forma di “conto corrente” alla forma di “contanti”. Coniare monetine o stampare banconote non è creazione di credito e quindi non si può parlare neanche di emissione di moneta, perché quest’ultima l’abbiamo definita come la creazione di un credito senza un debito come controparte.

È come se i trattati dell’UE ci permettessero di costruire i calcolatori e sviluppare i programmi per la gestione dei conti correnti delle banche ma non ci permettessero di mettere al loro interno del credito creato dal nulla. Se un credito dovesse essere caricato su quelle macchine ci sarebbe un corrispettivo debito da qualche altra parte. Stesso identico discorso per altri mezzi fisici come banconote e monetine.

Questo dovrebbe rispondere alla considerazione dell’Avv. Carraro sulla possibilità di sfruttare il fatto di poter coniare monetine: la sovranità monetaria l’abbiamo persa nel senso che ci manca il potere fondamentale, quello di emettere moneta, quel potere che macroeconomicamente distingue uno Stato da tutti gli altri soggetti. Potere che tra le altre cose ci permetterebbe di garantire la Piena Occupazione e l’incremento della ricchezza netta dei cittadini tramite la spesa a deficit. Il nostro è quindi un problema prima di tutto contabile, anche se coniassimo monetine e pagassimo i dipendenti pubblici con esse sempre che dovremmo conteggiarla come spesa pubblica. Il vincolo infatti sta a monte, il vincolo sta sul deficit, cioè pretendono che ogni euro di spesa pubblica abbia come controparte un euro preso indietro dall’economia reale con le tasse o giù di lì se si considera nullo il Fiscal Compact e si fa riferimento solo al parametro del 3%. Questo passaggio è molto importante da capire prima di iniziare a ragionare sulle soluzioni.

L’Avv. Carraro parla anche di sovranità fiscale e di come con essa si possano alleviare gli effetti della perdita di sovranità monetaria. Questo è assolutamente corretto. A onor di cronaca, noi facciamo riferimento alla Teoria Monetaria Moderna così come formulata da Mosler, Wray e Mitchell. Nel raccontare la storia di questa ormai decennale formulazione Wray mette l’accento su un apporto fondamentale di Mosler: l’aver intuito la funzione delle tasse, ossia quella di creare domanda di moneta in modo da attribuirvi valore. Da questo principio scaturisce la discriminate di ciò che è moneta a livello macroeconomico e ciò che non lo è: se è possibile o meno pagarci le tasse (immediatamente si nota come le criptovalute non siano moneta). Su questo principio si basano proposte come:

  1. I Mosler Bond, così chiamati perché proposti da Mosler nel 2012 e che consistono in titoli di Stato che in caso di default dell’Italia nell’Euro potrebbero essere utilizzati per pagare le tasse. Questa clausola ha una particolare rilevanza perché permetterebbe allo Stato di garantire i suoi titoli non attraverso una banca centrale ma col potere di rendere moneta qualunque cosa semplicemente accettandola come pagamento delle tasse che per fortuna ancora sovranamente impone;
  2. I certificati di credito fiscale di Marco Cattaneo e altri, stesso meccanismo di cui sopra ma emessi direttamente e non come clausola dei titoli di Stato che scatta in caso di default nell’Euro;
  3. I minibot di Claudio Borghi, che sono di fatto trasformano in moneta una spesa che lo Stato ha già effettuato, il principio è sempre quello di poterci pagare le tasse. Avrete infatti sentito i promotori dei minibot affermare che non possono svalutare rispetto all’Euro perché se qualcuno li desse via per una minore quantità di Euro ci sarebbe chi li acquisterebbe subito per pagarci le tasse e incassare la differenza. Questo rende i minibot vera e propria moneta perché emessa dallo Stato ed è anche un credito nella valuta Euro, ma tramite un mezzo fisico che non sono né le banconote né le monetine in Euro “ufficiali”.

Come promotori della Teoria Monetaria Moderna non possiamo che essere entusiasti che vi siano tante proposte basate sul legame tasse-moneta.

Questo vuol dire che i mezzi fisici come banconote e monetine non sono importanti? No, in realtà lo sono e il motivo per il quale ci hanno imposto una moneta unica come l’Euro invece di un semplice accordo di cambio sta proprio nella difficoltà di riportare i mezzi fisici come banconote e monetine allo stato precedente all’entrata nell’Euro: noi adesso abbiamo di fatto banconote e monetine che circolano fra diversi stati europei e che sono indistinguibili tra loro. Non abbiamo modo di dire “da questo momento tutte le banconote e le monetine in Euro che si trovano in Italia contano come Lire e tutte le altre al di fuori dei confini italiani contano sempre come Euro”. Questo è un grosso problema ed è ciò che ha spinto Claudio Borghi ad immaginare i minibot come vere e proprie banconote: in casi estremi possono diventare il mezzo fisico della nostra nuova Lira.

C’è da sottolineare un’ultima cosa: esistono varie soluzioni tecniche sia per uscire dall’Euro sia per alleviare gli effetti della perdita di sovranità monetaria. Il nostro problema però attualmente è di natura socio-politica e questo accade perché la maggior parte dei cittadini italiani non è informato correttamente ma è invece succube di quella che si fa sempre più simile a una propaganda di regime. Abbiamo infatti visto che chi porta avanti gli interessi sovranazionali in senso neoliberista è molto più agguerrito di quello che si poteva pensare in passato e molto probabilmente non permetterà all’Italia di stare meglio economicamente, che sia dentro o fuori dall’Euro, né tantomeno di recuperare quote di sovranità. Se mai un governo italiano dovesse andare contro tali interessi economici potrebbe ritrovarsi contro i governi di altri stati con cui intrattiene rapporti commerciali ma soprattutto il proprio popolo aizzato dai media, che abbiamo visto nell’ultimo anno essere in grado di fare del vero e proprio terrorismo. Nel peggiore dei casi finiremmo come il Venezuela degli ultimi giorni.

Per questo al momento tutto ciò che possiamo fare è cercare di alzare il livello di consapevolezza del popolo italiano e sperare che nel frattempo non ci tolgano anche questa possibilità, come stanno cercando di fare per esempio intervenendo sulla Rete, che in questi anni è ci ha permesso di informarci e informare a nostra volta.